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Lama San Giorgio

fig2Il riferimento agli elementi idrogeomorfologici è direttamente connesso ad una serie di attività degli Enti preposti al controllo ed alla gestione dell’assetto del territorio, segnalando in modo precipuo le risultanze della cartografia ad orientamento tematico redatta dall’ Autorità di Bacino Puglia su Direzione Commessa dell’Assessorato Competente Urbanistica e Territorio. Il riferimento è essenziale per presentare, per estensione del bacino imbrifero e incisione del reticolo sul territorio investito, la Lama S.Giorgio.
La Lama San Giorgio è un lungo solco erosivo che partendo dai pianori a valle di Monte Sannace, in agro di Gioia del Colle, a quota 310 m s.l.m., sfocia, dopo circa 42 km, in prossimità dell’omonima cala posta sul Mare Adriatico, in territorio di Bari.
Il suo assetto morfoidrologico distale (poche centinaia di metri prima della foce) coinvolge in modo caratterizzante il territorio di Triggiano. Da un punto di vista geomorfologico la lama San Giorgio si configura come una valle poco profonda e svasata generata da un corso d’acqua effimero (a regime torrentizio, non significativo) che si manifesta solo in occasione di forti precipitazioni meteoriche alla scala del bacino imbrifero di pertinenza. Sulla base dei rilievi effettuati è possibile dividere Lama San Giorgio in due tratti:

  • tratto medio-alto, che interessa i territori di Sammichele di Bari, Casamassima e Rutigliano;
  • tratto medio-basso, che interessa i territori di Noicattaro, Triggiano e Bari.

Il tratto medio-alto della Lama San Giorgio si qualifica per una migliore situazione generale paesistico-ambientale con ampi tratti della lama che hanno conservato evidenti caratteristiche di naturalità. Queste si riconoscono sia nella integrità degli affioramenti di roccia calcarea (Calcare di Bari) lungo i fianchi ed il fondo della lama, sia soprattutto per la maggiore presenza di nuclei vegetazionali essenzialmente rappresenta ti da boscaglie a dominanza di caducifoglie.

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Il tratto medio-basso di Lama San Giorgio si caratterizza per una qualità ambientale e paesaggistica molto bassa, a causa di evidenti e diffusi fenomeni di antropizzazione del territorio talvolta così spinti da non rendere più riconoscibile il percorso della lama (sbancamenti, riempimenti di terra, viabilità, metanodotti, creazione di muri in c.a., installazione di baracche). In questa porzione della lama la vegetazione spontanea è profondamente mortificata; unico tratto degno di nota è rappresentato da “Lama Selvaggia” ricadente appunto nel territorio di Triggiano, dove sulla sponda destra sono presenti interessanti formazioni di macchia.
Un ristretto alveo di magra è comunque presente in molti punti, volutamente lasciato e preservato dai coltivatori per lo scorrimento delle acque meteoriche. Il fondo e le pareti della lama sono anche in questo tratto caratterizzate dall’affioramento di rocce calcaree, variamente fratturate e carsificate con presenza di terra rossa. Solo nei tratti intensamente coltivati il fondo della lama risulta coperto da uno spessore decimetrico di suolo e di alluvioni terrose e ciottolose.
Nel tratto finale, in agro di Triggiano e nel territorio di Bari, sono evidenti i segni disastrosi lasciati dall’ultima alluvione (in data 23 ottobre 2005) che ha letteralmente spazzato ampi tratti di vigneti a tendone ed alcune recinzioni in muratura che sbarravano l’alveo della lama; nei pressi della foce, sotto il ponte della S.S. 16 bis, sono chiari i segni dell’erosione provocata dall’onda di piena sui pilastri in c.a. del ponte.

Ai fini della redazione del presente Piano di Protezione Civile è stato svolto un rilievo geolitologico e geomorfologico di campo per la sezione dell’elemento morfoidrologico della Lama S.Giorgio, ovvero di comparto fisico-geografico pertinente il Territorio di Triggiano. Le risultanze palesano le irregolarità, i residui tagli (in parte operati da intervento antropico per regolarizzazione dei comparti agricoli) comprovanti la morfostruttura dell’impluvio, i muretti a secco delimitanti i terrazzi in dx e sx del solco erosivo; i termini eluviali piuttosto significativi.

I Depositi Alluvionali e Colluviali sono presenti in fasce molto ristrette e con modesti spessori sul fondo del solco erosivo e delle depressioni carsiche che caratterizzano le “sezioni di reticolo” non stravolte da intervento antropico. Sono costituiti da ciottoli calcarei, in genere arrotondati, e da materiale terroso di colore rosso bruno derivante dalla disgregazione dei calcari e delle calcareniti.
La permeabilità dei terreni attraversati è mediamente pari a circa 10-7 m/s.

In caso di eventi meteorici con tempi di ritorno maggiori, di quelli descritti e riferiti (da Progetto/ sezione Idraulica) gli attraversamenti stradali intercomunali saranno sormontati: sarà dunque necessario apporre idonea rete di segnalazione e sistema di allarme con debita cartellonistica avvertente il pericolo, ovvero predisponendo sbarramenti mobili alla viabilità in coincidenza con l’allerta del sistema (fosse anche l’allerta trasmessa da Prefettura o PC).

La Strada Provinciale Triggiano-San Giorgio interseca la linea ferroviaria RFI passando al disotto di detta linea utilizzando una delle luci del ponte ad archi prevista per il transito delle piene della LSG.

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Sulla scorta di quanto sopra richiamato in termini di “nuovi tributi” per l’asta torrentizia fossile, appare doveroso sottolineare quanto detta arteria (strategica per il flusso traffico carrabile, per il collegamento loc. balneare di S.Giorgio/Bari/Triggiano) risulti di elevata criticità. Ovviamente detta sezione fisico-geografica è già zonizzata dal PAI come area ad Alta Pericolosità Idraulica, prima dei due interventi previsti (il presente di immissione degli effluenti della depurazione e il tributo dello scolmatore di Triggiano-di prossima realizzazione).

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Di seguito vengono inserite, a titolo esemplificativo, taluni reporting testimoniali delle condizioni di confluenza, in occasione di eventi meteorici di particolare intensità, anche alla scala del sottobacino drenante. Sicché, appare evidente che il trasporto (con eradicazione del surplus di nutrienti, azoto e fosforo) di sedimento erodibile e successiva stagnazione delle acque (il drenaggio e la trasmissività idraulica superficiale risultano fortemente compromessi dalle manomissioni antropiche, a cominciare dalla foce.

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Pedissequamente, la non idonea conservazione (laddove autoctona) del solco erosivo e la riduzione delle forzanti antropiche sui caratteri morfostrutturali, a valle delle sezioni di rilascio della portata dell’effluente, costituiscono equipollente rischio a accidentalità per le condizioni ambientali, poiché compromettono le condizioni di deflusso. L’analisi degli impatti è facilmente da subito indirizzabile, potendosi provvedere altrimenti, valutazioni delle aree intorno ai recapiti finali (allo stato attuale e secondo lo scenario di regime e seguito degli adeguamenti in corso o programmati).

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